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PAOLO DEL GIUDICE VERDE RAME dipinti dal 1988 al 2010
La S.V. è invitata all’inaugurazione domenica 1 agosto 2010 alle ore 11.30 a cura di Ennio Pouchard
Intervengono: Francesco Fadigà Vicesindaco di Rivamonte Agordino Benedetto Fiori Commissario del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi Nino Martino Direttore del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi Presentazione: Ennio Pouchard Critico d’arte
Forni fusori delle ex miniere di Valle Imperina Rivamonte Agordino (BL)
dal 1 agosto al 5 settembre 2010
INGRESSO LIBERO Orario: 1-31 agosto: ore 13.30-18.30 4-5 settembre: ore 13.30-18.30 tel. 0439.332927 - www.dolomitipark.it www.paolodelgiudice.com
VERDE RAME È per me un’emozione indescrivibile, oltreché una fatica ed un azzardo, realizzare questa mostra all’interno dell’edificio dei forni fusori, nel centro minerario della Valle Imperina, cuore di uno storico complesso di archeologia industriale assolutamente unico, non solo in Italia. Vi sono entrato la prima volta nel 1994, con il mio primo figlio di otto mesi sulle spalle: tra una selva di travi crollate dal tetto si penetrava in una costruzione imponente a tre navate, come i resti dell’abbazia di San Galgano, o lo scafo sfasciato di una nave. Ricordo lo sbigottimento che mi prese man mano che procedevo nella navata centrale, attraversata longitudinalmente dalla struttura imponente dei forni fusori, simile per forma e maestosità ad un acquedotto romano. Le arcate erano perfette e dalle bocche dei forni uscivano colate laviche pietrificate. Vi sono tornato solo la scorsa estate, dopo l’incredibile ed eroico lavoro di restauro che ha interessato tutto il complesso. Non mi aspettavo altre sorprese, visto che raramente questi lavori riescono a non alterare quel fascino che io cerco negli edifici e nelle cose. Invece l’emozione è stata ancora più forte: con la copertura ripristinata, con quei fori di luce, scale, scalette e ballatoi a vari livelli, mi è sembrato di entrare nelle Carceri di Piranesi. Ho immaginato all’istante i miei dipinti più grandi sospesi ai tiranti e alle capriate, visibili da altezze, distanze ed angolazioni diverse, a confrontarsi con la pregnanza e la storia del luogo. Un allestimento leggero e invisibile, l’opposto di quello macchinoso che era stato appena inaugurato ai Magazzini del Sale di Venezia, per le opere di Emilio Vedova. E ho visto navigare nel vuoto camion, autocisterne, treni merci, petroliere assieme alle grandi buche di fonderia e ai forni degli interni industriali dipinti negli anni ‘80. Tematica quest’ultima che non avevo quasi più frequentato dai primi anni ’90, una volta divenuta facile preda di pittori e fotografi alla ricerca di temi suggestivi. Avevo comunque continuato a raccogliere e selezionare immagini e a questo archivio ho attinto nel corso del 2010 per tornare nel mondo dell’archeologia industriale, proprio in vista di questa mostra. Parte di questi nuovi dipinti si ispira direttamente al luogo che la ospita, che ne diventa così contenitore e contenuto. Senza sforzo ho trovato un titolo che sintetizzasse questo concetto: Verde Rame parla del prezioso metallo che per secoli è stato il frutto sofferto di questa vallata, del colore che si ritrova nelle pietre dell’edificio, nonché di un tono fondamentale nel versante freddo della mia tavolozza. Colore che ho associato alle cupole veneziane, verosimilmente realizzate col metallo uscito da questi forni fusori, che copriva la metà del fabbisogno della Repubblica Veneta. Che poi è il colore verde azzurro dell’acqua dei bacini veneziani e, nel mio immaginario, il colore stesso di Venezia. Mi sono visto le grandi tele, come la Madonna della Salute e altre, ad aprire, chiudere o intervallare il percorso espositivo. Dunque il fulgore di quelle chiese uscito da questa remota vallata agordina.
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