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MOSTRE
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Dal 14 al 28 Febbraio 2026
INAUGURAZIONE SABATO 14 FEBBRAIO ALLE ORE 17:00

Cura, organizzazione e presentazione
del Critico d'Arte e Curatrice Maria Palladino

Dalle “Metamorfosi” di Ovidio, poema epico composto tra il 2 e l'8 d.C. e le opere costituenti la personale “Maxima Proposito (Ovidio)” di Joseph Kosuth nel 2018, intercorrono due millenni, spostamenti di prospettiva, di significati e mezzi espressivi. Dal concreto all'astratto, dalla messa alla berlina di vizi e peccati di dei, semidei ed uomini tramite punizioni esemplari e modelli edificanti, all'indagine relativa alla differenza di senso rispetto alla diversità di punti di vista per ciascun individuo, il salto è sostanziale, e rispecchia il passare del tempo, l'evolversi della mentalità e delle dinamiche sociali.
Il concetto di mutamento, trasformazione, è alla base dell'esistenza di tutti gli esseri viventi e tutte le cose del mondo, il fondamento dell'esistenza stessa, dettato da quel principio secondo il quale nulla si crea e nulla si distrugge. Premessa e fine di ogni agire umano, come dell'agire artistico, è un processo di crescita e pertanto di mutazione che conduce gli antecedenti ad un prodotto diverso e nuovo, una creatura o un'opera, rivivificate e cambiate di segno.
Innumerevoli gli artisti che nel corso della storia hanno tratto ispirazione dal poema ovidiano: Apollo e Dafne (1623 – 1625) di Gian Lorenzo Bernini, Danae (1545 – 1554) di Tiziano Vecellio, Leda e il cigno (1550 – 1560) di Jacopo Tintoretto, la Punizione di Marsia (1570 – 1576) di Tiziano, Narciso (1597 -1599) di Caravaggio, Amore e Psiche (1787 -1793) di Antonio Canova, per citarne solo alcuni.
Successivamente altrettanti numerosi autori hanno espresso nello stile e nel linguaggio a loro proprio la transizione da una sembianza all'altra: negli accostamenti di soggetti fra loro contraddittori, nella fusione straniante di elementi marcata dal dinamismo del processo, nell'implicazione di misteriosi significati simbolici: Hyeronimus Bosch ( - 1516) e i suoi incubi controriformisti, Giuseppe Arcimboldo (1526 – 1593) con le fantasiose pareidolie antropomorfe di fiori e frutta, Giorgio De Chirico (1888 – 1978) e la traduzione della realtà in enigmi e rebus, Maurits Cornelits Escher (1898 -1972) tramite i suoi arditi scorci geometrici, Salvador Dalì (1904 – 1989) e le distorsioni generate dall'inconscio.
La capacità di trovare strade innovative, mezzi di espressione non consueti, interpretazioni non scontate, di mettere in discussione il precedente e abbracciare il coraggio del rinnovamento risulta essere nell'epoca attuale una facoltà di preponderante importanza e necessità, nel quotidiano come nell'arte: gli artisti in mostra esplorano questi concetti, portando alla luce creazioni originali, opere uniche che riflettono la sensibilità contemporanea e la spinta verso ulteriori forme espressive, senza perdere di vista la preziosa eredità culturale del passato. 06.02.2026 Maria Palladino

In esposizione opere degli artisti: Daniela Fogar, Davide Kapanadze, Francesca Schiavon, Gianluca Grosso, Giuliano Convento, Hide (Elizaveta Beskrovna), Iolanta Tataru, Laura Bonomo, Leo Napoletano, Luca Berno, Maiya Petra, Manuel Silvestrin, Marcella Carbonaro, Maria Letizia Costa, Marta Casarin, Paolo da San Lorenzo, Salvatore Salamone, Sandra Boschetti, SenHava (Eseniya Gavrilova), Serena Contino, Stefania Guerrieri, Susanna Gatto.

Presso: Venezia Open Art, Dorsoduro, Calle de Le Pazienze 2620, 30123 Venezia (VE)
Orari di apertura: Martedì – Domenica, 15:00 – 18:30. Chiuso Lunedì.
Ingresso libero.
https://www.veneziaopenart.it
Per Informazioni e contatti: Maria Palladino: 3341695479 audramaria76@gmail.com
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